Abolizione della Dogana di Foggia

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Abolizione della Dogana di Foggia

La legge di abrogazione della Dogana di Foggia, pur contenendo pochi articoli, ebbe un impatto devastante sulla transumanza. I punti salienti della legge erano i seguenti:

  • La Dogana di Foggia era abolita e tutti i suoi dipendenti sarebbero stati assorbiti da altre amministrazioni;

  • L'obbligatorietà della transumanza era abolita;

  • Il foro doganale era abolito e tutte le cause in corso sarebbero state gestite dalla giustizia ordinaria;

  • Tutte le agevolazioni dei locati erano abolite: pane, sale, olio sarebbero stati pagati a prezzo pieno, così come la lana delle pecore gentili sarebbe stata tassata allo stesso modo di tutte le altre.

A livello di trattamento degli occupanti veniva fatta una distinzione tra i massari e i locati. I massari delle "terre salde di Corte a coltura", ovvero terreni demaniali non appartenenti ad alcuna locazione e destinati alla coltivazione, potevano censirli pagando annualmente, in perpetuo, un canone di 54 ducati. I censuari avrebbero dovuto versare, a titolo di ingresso, una annualità anticipata. La legge stabiliva inoltre che il canone fosse riscattabile. Tutti i diritti altrui sulle stesse terre erano da considerarsi abrogati, con l'unica limitazione della statonica, che restava di pertinenza degli aventi diritto: in questo modo si voleva evitare di privare delle erbe estive coloro che fino a quel momento ne avevano goduto. Anche questa limitazione veniva meno qualora i terreni fossero stati coltivati o riscattati.

Nel caso dei locati la situazione era più complessa. Questi avrebbero dovuto pagare una annualità pari all'ultimo anno di affitto, aumentato del 10%. Anche in questo caso era prevista una rata iniziale di ingresso pari a una annualità, e i terreni censuati erano riscattabili. L’ampiezza delle locazioni censuate dipendeva dal numero di pecore possedute dal locato, con un’estensione massima di 50 carra ovvero 365 ettari (1 carra ≈ 24 tomoli napoletani ≈ 7,3 ettari). In tal modo si voleva evitare la creazione di latifondi e favorire una distribuzione più equa delle terre. Anche in questo caso tutti i diritti sulle terre erano aboliti, ad eccezione della statonica.

Rimanevano infine di proprietà demaniale sia i tratturi sia i riposi lungo gli stessi, in quanto si voleva abrogare la Dogana di Foggia ma non la transumanza, che doveva rimanere libera e praticabile da tutti i pastori.

La legge, emessa il 23 maggio 1806, dava 20 giorni di tempo ai locati e ai massari per esercitare il diritto di prelazione sulle poste che erano soliti occupare. Tale condizione fu all’origine di numerosi problemi. La data di emissione della legge è importante: il 23 maggio tutti i locati abruzzesi avevano già fatto ritorno ai pascoli estivi, cosicché mentre i massari reclamarono i propri terreni in tempo, molti locati persero il diritto di prelazione e i terreni delle loro poste furono acquisiti da altri soggetti. Altri lo persero perché non disponevano di denaro liquido — le cifre coinvolte erano importanti — e i 20 giorni lasciati a disposizione non erano sufficienti per reperire finanziamenti. Di conseguenza, coloro che negli anni seguenti volevano transumare in Puglia si videro costretti a pagare un affitto ai censuari, chiaramente di importo superiore rispetto al canone pagato da questi ultimi. Molti allevatori, per ridurre i costi, cominciarono quindi a svernare nel vicino Stato Pontificio. Tale pratica fu successivamente contrastata con tasse sull’esportazione dei capi: ogni animale che attraversava il confine in inverno contribuiva allo Stato limitrofo con un commercio che per secoli era stato una fonte importante di entrate per il Regno di Napoli.

Le prime diatribe successive all’abolizione della Dogana riguardarono la regola delle 50 carra. I grandi proprietari terrieri pugliesi, in genere baroni e duchi, si appellarono a una presunta incongruenza della legge: da un lato si affermava che le terre dovevano essere censite in ragione dei capi posseduti, dall’altro la regola delle 50 carra rendeva ciò praticamente impossibile. La Corona inizialmente fece cadere il limite, consentendo una maggiore concentrazione di terreni nelle mani di pochi latifondisti. Alle proteste seguenti, il limite delle 50 carra fu nuovamente ristabilito, e le terre in eccedenza già assegnate furono tolte agli assegnatari e ridistribuite, scatenando nuove cause legali. In ogni caso, i grandi possidenti riuscirono comunque a riappropriarsi facilmente delle terre negli anni successivi. Infatti, a seguito di una moria di animali subito dopo la censuazione, molti piccoli censuari non riuscirono a pagare il canone previsto e furono costretti a cedere le terre.

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