L'influenza dei locati sulla transumanza

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L'influenza dei locati sulla transumanza

Le condizioni economiche dei locati erano tutt’altro che omogenee. La maggior parte degli armenti transumanti apparteneva a un numero ristretto di grandi allevatori che, proprio per il loro peso economico, esercitavano una forte influenza su tutti gli altri. Per questi locati maggiori, l’istituzione della Dogana di Foggia rappresentò un notevole vantaggio, grazie alle numerose agevolazioni loro concesse. Al momento dell’assegnazione delle poste all’interno delle locazioni, erano infatti loro ad avere la precedenza, assicurandosi sistematicamente i terreni migliori.

Accanto a questi grandi proprietari si muovevano i piccoli locati, per i quali i costi della transumanza – soprattutto quando si trattava di greggi di poche decine di capi – spesso non giustificavano gli sforzi richiesti. Va ricordato che tali pastori erano costretti ad allontanarsi dalle famiglie per circa sei mesi all’anno, ottenendo poi profitti molto modesti. Alcuni di essi, per avere voce in capitolo durante l’assegnazione delle poste, si affiliavano a un grande locato o si associavano tra loro per acquisire maggior peso. Non era raro neppure il caso di locati che, per evitare i costi della transumanza, restavano in Abruzzo e affidavano le proprie pecore a pastori transumanti, delegando loro la cura del gregge fino al rientro.

Vi erano poi coloro che pagavano la fida pur senza transumare, rinunciando così agli erbaggi pugliesi. Per farlo, dovevano disporre di stalle adeguate e della possibilità di procurarsi il foraggio necessario per superare l’inverno. Per incassare la fida da questi allevatori fu istituita la “Doganella delle pecore rimaste”, una sede distaccata della Dogana di Foggia. Con il tempo, le sue competenze si ampliarono al punto da trasformarla in un ente autonomo, noto come “Doganella d’Abruzzo”.

Sempre tra i piccoli locati si svilupparono diverse pratiche elusive. Alcuni dividevano il gregge in gruppi di 19 o meno pecore, ciascuno intestato a un prestanome, così da evitare la legge che imponeva il pagamento della fida solo ai possessori di più di 20 pecore di razza gentile.

Un altro metodo per sottrarsi alla tassazione consisteva nel non allevare affatto pecore gentili, ossia quelle ottenute da incroci con la razza Merinos spagnola. Si ricorreva invece a razze italiche come le mosce e le carfagne, più robuste ma produttrici di una lana di qualità inferiore. Per migliorare la resa, i pastori arrivarono a creare nuove razze: verso la metà del Seicento ottennero le pecore bigie, incrociando mosce e carfagne con montoni gentili. La lana così prodotta non raggiungeva la qualità delle pecore gentili, ma vi si avvicinava. Si assistette così a un fenomeno paradossale: pur di evitare la tassazione, molti pastori preferivano produrre una lana meno pregiata, scelta svantaggiosa per l’economia del Regno. La Dogana tentò di porvi rimedio tassando anche le pecore bigie, ma le vigorose proteste degli allevatori, rivolte alla corte borbonica, portarono a rinunciare al provvedimento.

I locati erano organizzati in un’associazione indipendente, la Generalità dei Locati, dotata di un organo rappresentativo elettivo composto da quattro sindaci generali. Data la rilevanza economica della transumanza per il bilancio dello Stato, la Generalità godeva di ampi poteri e poteva interfacciarsi direttamente con la Dogana di Foggia e con i funzionari della Corona. Poiché la quasi totalità dei locati era abruzzese, anche i sindaci generali lo erano. Si creò così una situazione in cui un organismo interamente composto da abruzzesi influiva pesantemente sugli affari della Puglia. I pochi locati pugliesi esistenti tentarono inutilmente di ottenere una rappresentanza tra i sindaci generali: ogni richiesta venne respinta, alla luce della disparità di peso economico tra i due gruppi.

Com’era prevedibile, all’interno della Generalità i grandi locati esercitavano un potere dominante, e i sindaci generali venivano scelti principalmente da loro tra membri dell’élite abruzzese. Ne derivava che, nelle controversie tra allevatori, il favore tendeva sempre ad andare ai più influenti. Analogamente, nei periodi in cui le locazioni venivano affidate alla Generalità tramite transazione, la ripartizione successiva vedeva i grandi locati assicurarsi ancora una volta le poste migliori.

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